gli occhi di Venezia by Alessandro Barbero

gli occhi di Venezia by Alessandro Barbero

autore:Alessandro Barbero [Barbero, Alessandro]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2011-10-17T20:44:35+00:00


***

19.

Michele si era ormai avvezzato alla vita sulla galera genovese, così diversa da quella che aveva conosciuto sulla Loredana. Non gli sembrava più strano portare l’anello alla caviglia, ed essere incatenato al banco ogni sera, e risvegliato più volte per notte dai controlli della ronda che verificava la tenuta dei ferri. Si era abituato anche a non scendere quasi mai dal vascello, se non per andare a caricare legna e acqua, sempre sotto la sorveglianza dei soldati.

Qualche volta capitò che fosse scelto per remare sulla scialuppa, quando bisognava portare a terra il comandante o un altro ufficiale; in quei casi si sceglievano sempre i galeotti più robusti e di miglior aspetto, e Michele nell’anno che era trascorso dopo la sua fuga da Venezia si era irrobustito; il volto cotto dal sole era diventato più maschio, braccia e gambe erano muscolose come quelle d’un lottatore, e gli era spuntato, con sua grande gioia, un accenno di baffi biondastri, sicché con addosso il berretto e la casacca rossa dei galeotti faceva la sua figura. Ma anche se queste gite erano una distrazione gradita, poteva farne tranquillamente a meno; aveva imparato da Cazzogrosso a far passare le giornate con filosofia, faticando quando c’era da faticare, distraendosi a guardare il mare o i voli dei gabbiani nelle interminabili ore d’ozio, godendo intensamente il biscotto distribuito due volte al giorno, e la zuppa di fave o ceci dei giorni di festa.

Solo i sogni venivano a disturbare la passività quasi animalesca in cui era sprofondato. Gli capitava di sognare suo padre, e di agitarsi e gridare nel sonno come se stesse lottando contro gli sbirri, tanto che più di una volta i vicini, seccati, lo svegliarono a pugni e calci. Gli capitava di sognare Bianca, e di goderla nel sonno, e di svegliarsi impiastricciato e inspiegabilmente felice, prima di rendersi conto con una fitta di delusione che non si trovava sul materasso insieme a lei , ma sul duro banco della galera. E poi, una volta, gli capitò di sognare distintamente che si congedava dall’Aquila, che lo scrivano verificava la sua partita sul libro, e cominciava a contargli un’enorme quantità di monete d’oro che misteriosamente si erano accumulate sul suo conto; dopodiché sbarcava dalla scaletta di poppa, con un sacco di zecchini in spalla, e tutti a bordo lo salutavano togliendosi il cappello, perfino il comandante… Quando si risvegliò da quel sogno, Michele stentò a tornare alla realtà; per tutto il giorno continuò a pensare che il sogno senza dubbio era profetico, e che i diecimila zecchini sepolti sull’isola lo aspettavano per mettere fine alla sua odissea. La speranza di riuscire a scappare dalla galera prima che scadessero i termini dell’ingaggio gli sembrava sempre più esile, ma d’altra parte l’anno stava passando in fretta. Quando sarò di nuovo libero, andrà tutto subito a posto, si disse.

Dopo qualche giorno di navigazione tranquilla, la galera entrò nel porto di Palermo, passando sotto i poderosi castelli che ne proteggevano l’ingresso. Messer Ettore, col braccio al collo e ancora molto



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